Ho uno spirito romantico che non avevo mai scoperto prima?

Dal diario di una redattrice in panne – Estratto numero 1

Una primavera fa, al bar, il mio editore proclamava, con tutta la magniloquenza della sua mole: “La carta stampata è morta”. Stentavo a tenere gli occhi aperti, intorno c’era d’improvviso troppo sole per chi è abituato a vivere, di giorno, all’ombra di un monitor.
“Ah, sì? E con cosa li lucido io i vetri?”.
Sguardo sbigottito dall’altra parte: era un’affermazione seria!
Sguardo incredulo mio: questo è diventato completamente matto…
Non ho creduto nemmeno per un attimo che potesse esserci spazio per un funerale in una giornata così luminosa.

Ho mandato decine e decine di libri in tipografia, dopo averli corretti, masticati, odiati, quasi posseduti: costa, foliazione, pdf, crocini di registro, il controllo delle cianografiche (rigorosamente fatto con tempistiche da moto GP). Ho mandato decine e decine di libri in tipografia, ma continuo a non saper identificare un libro come “carta stampata” e basta. Inequivocabilmente lo è, quante volte ho detto: “Usiamo una cento grammi, ché ci sono le tavole e traspaiono sulle sinistre?”. Intendevo carta da cento grammi, certo! Libro (s. m.) Serie continua di fogli stampati della stessa misura, cuciti insieme e forniti di copertina o rilegatura. (Dal Devoto-Oli, per fare un dispetto a Wikipedia).

La funzione proseguiva, vestita da riunione, volavano tra le farfalle parole come iPad, eBook, e stridevano… “La gente non legge, i GRANDI ci tagliano le gambe, le librerie falliscono, il vinile è stato soppiantato dal CD, poi dall’mp3, sarà così anche per la carta, che poi costa, pesa, occupa spazio, presto i contenuti saranno solo virtuali, guarda i quotidiani, poi i ragazzini vanno matti per queste cose elettroniche, la trasmissione dei saperi ormai passa da lì”. BLA BLA BLA.

Sono anni che esiste la possibilità di comprare o leggere un quotidiano online, è vero, e se si esclude la perdita di rapporti umani con l’edicolante, non cambia molto. Il giornale però ha scadenza, non ha in sé dignità di oggetto e, soprattutto, tende a essere a-sentimentale.

Un libro no! Può stare su uno schermo il libro della vita? Quello che hai letto e riletto, quello che ti ha aperto un mondo, quello che ti avevano prestato e non hai mai dato indietro, perché quel libro ERA quella persona. Servono dei fogli per essere sorpresi dal rinvenimento fortuito di foto e appunti ormai datati. Libri come scrigni di scontrini vecchi e biglietti del treno. Come si sottolineano gli schermi? Come si tiene il segno senza poter piegare l’angolo in alto? Ci si può addormentare con un iPad in faccia? E le coste colorate sulle librerie, che fine faranno? Il tatto, l’olfatto, il rumore delle pagine, seppelliamo anche loro?

Caspita, ho uno spirito idealista che non avevo mai scoperto? O sono solo antica?

Quando si svolgeva quella conversazione erano mesi che andavo ripetendo in ogni angolo della redazione: “Io sono stufa, volevo fare la bidella”, già, lavorare nell’editoria è stressante, spesso frustrante.
È passato un anno e la mia redazione non esiste più, si lavora (ci si prova) da casa, sempre all’ombra di un monitor, lo stipendio arriva quando capita e la voglia diventa sempre meno.
Aveva forse ragione il mio editore?

Le cose vanno a rotoli, lentamente e implacabilmente, l’affitto è diventato prioritario, rubando il posto alle disquisizioni frivole sui “sé stesso o se stesso?”, sono sempre più stufa, forse dovrò cercare davvero un posto da bidella, ma adesso proprio non vorrei. Questo lavoro sta segando le gambe tutti i miei entusiasmi, eppure io lo amo, oggi più che mai, oggi che è quasi impossibile amarlo, io vorrei solo che continuasse a esistere e a lasciarsi fare.

Ho uno spirito romantico che non avevo mai scoperto prima?

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